Ho sempre avuto un debole per le parole , quelle dette, quelle taciute, quelle che diventano gesti.
Il teatro per me è questo: un luogo sospeso dove la vita si allarga, si colora, e per un attimo tutto sembra avere un senso.
Sul palco posso essere chi voglio, ma soprattutto posso essere me, senza scuse.
La mia storia nasce tra il mondo della comunicazione e quello dell’arte: insegno, parlo, ascolto, e nel frattempo continuo a cercare il modo più vero per raccontare le emozioni.
Ho lavorato tra televisione, teatro e formazione, ma ogni volta che torno sul palco sento la stessa vertigine della prima volta.
Forse è proprio quella la magia: non abituarsi mai.
Con La Scimmia Ubriaca ho trovato un luogo speciale. una compagnia che non è solo un gruppo teatrale, ma una piccola famiglia che crede nel potere dell’arte come strumento di crescita, empatia e libertà.
Qui porto la mia voce, la mia esperienza, e una buona dose di ironia (che, credetemi, salva da qualsiasi scena troppo drammatica).
Amo i copioni, ma ancor di più gli imprevisti: quelli che ti costringono a improvvisare, a respirare, a ridere anche quando non era previsto.
Credo che il teatro non sia finzione, ma un modo per dire la verità ad alta voce — e che ogni applauso, alla fine, sia un abbraccio collettivo tra chi è in scena e chi guarda.
(Mi fermo un attimo, chiudo il copione, guardo il pubblico.)
E se mi chiedete quale ruolo preferisco… vi risponderò sempre lo stesso:
quello in cui si ride, si sbaglia e si ricomincia.
(Sipario.)
“Le luci si abbassano. Entro in scena, un copione tra le mani e un sorriso che non ha bisogno di prove.”
GIULIA CARUCCI



